L’intelligenza e le emozioni, una convivenza che funziona
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Cos’hanno in comune l’intelligenza e le emozioni? All’apparenza nulla. Le emozioni sono comunemente associate all’irrazionalità mentre l’intelligenza alla razionalità. Una vera antitesi. Ma, allora, come riescono a convivere?

Nessuno di noi può fare a meno della convivenza tra la propria intelligenza e le proprie emozioni. E’ un eterno conflitto tra ragione e irrazionalità, che spinge a nascondere le proprie emozioni affinché non disturbino o compromettano le nostre scelte razionali. Non farti prendere dall’emotività, si ripete continuamente.

Ma deve andare sempre così? L’intelligenza e le emozioni non possono convivere?


Definiamo l’intelligenza

Nel 1983, lo psicologo Howard Gardner suggerì l’esistenza di diversi tipi d’intelligenza, organizzati in rete di capacità che funzionano in modo più o meno sincronizzato.

Fino ad allora, l’intelligenza era considerata una specie di talento unico, associata alle sole capacità logico-matematiche e, talvolta, linguistiche. Nel 1905, lo psicologo Alfred Binet provò a misurarle inventando un test e una scala di valutazione che sono diventati la base del moderno test del QI, Quoziente di Intelligenza.

I test di intelligenza QI (qui trovi un esempio) sono utilizzati per misurare il quoziente intellettivo di un individuo, attraverso una serie di domande categorizzate.

L’avvento dell’intelligenza multidimensionale ha detto addio all’intelligenza come talento unico. Oggi l’intelligenza è considerata un’abilità che dipende dal campo nel quale viene esercitata. Ognuno di noi è intelligente in modo differente rispetto agli altri, si tratta semplicemente di intelligenze diverse.

Del resto, lo sviluppo di competenze hard e soft è sempre più preso in considerazione nel mondo del lavoro. E cos’altro sono se non forme di intelligenza?

Per approfondire leggi l’articolo “Skill morbide e skill toste” qui su Orti Digitali


Ma allora, quante sono, e quali, le intelligenze?

Ottima domanda, ma di difficile risposta. Gli studi sulla mente e sulle capacità umane concordano sul definire l’intelligenza come la somma di caratteristiche proprie di ogni essere umano, definite anche dal contesto storico e sociale in cui vive ogni individuo.

Risulterà, pertanto, normale che un individuo possa eccellere in alcune discipline ma essere assolutamente normale in altre. Per esempio, un campione sportivo non dovrà per forza essere un eccellente matematico o parlare cinque lingue. Magari in questi ambiti sarà una vera pippa!

L’intelligenza è in grado di attivare zone cerebrali differenti e, pertanto, di far risaltare una o più capacità rispetto alle altre. Certo, l’obiezione è che l’esercizio continuo di alcune di queste forme di intelligenza, per esempio quella cinestetica, non sembrano far diventare più intelligenti.


Intelligenze multiple

Ad oggi sono state individuate almeno una dozzina di aree intellettive. Gardner, nei suoi studi, ne aveva individuate sette, a cui se ne sono aggiunte altre nel corso del tempo e altre se ne aggiungeranno.

Vediamole:

  • linguistica
  • logico-matematica
  • musicale
  • visivo-spaziale
  • corporea-cinestetica
  • intrapersonale
  • interpersonale

E’ interessante pensare che gli studi sulle tipologie di intelligenza continuano a sfornare altre categorie, quali le intelligenze:

  • naturalistiche
  • spirituali
  • esistenziali
  • morali

Entriamo in un campo davvero complesso, quello della mente umana, che è meglio lasciare agli addetti ai lavori. Per quanto mi riguarda, l’intelligenza naturalistica ha senso, soprattutto nel mondo moderno. Saper interpretare il mondo e la natura che ci circonda per intervenire nella salvaguardia dell’ambiente è una competenza che si svilupperà sempre più nel corso degli anni. Le altre tre preferisco tralasciarle.


L’intelligenza emotiva

Come vediamo, alle due classiche categorie logico-matematiche e linguistiche, Gardner ne ha associate altre cinque. Possiamo facilmente dedurre che le intelligenze cinestetica, musicale e spaziale sono associate ad arti e mestieri. Ma quelle intrapersonale e interpersonale cosa sono?

Sono le intelligenze emotive.

C’è tanta carne al fuoco, siamo sicuri che non si bruci? Appurata l’esistenza di così tante forme di intelligenza, è possibile coltivarle affinché se ne possa trarre il massimo beneficio?

La scuola dell’obbligo è la prima palestra dove tutte queste intelligenze iniziano a svilupparsi, sebbene in modo differente da individuo a individuo. Tuttavia, l’organizzazione della scuola tende a favorire di più lo sviluppo di capacità logico-matematiche e linguistiche piuttosto che quelle emotive, musicali o cinestetiche.

Ne risulterà favorito chi ha un talento innato verso le forme logico-matematiche e linguistiche a discapito di tutti gli altri che, magari, eccellono in altri campi. In questo senso la scuola non è democratica e non può farsi carico di tutto.

Ma cos’è, dunque, l’intelligenza emotiva?

Possiamo definirla come la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni e utilizzarle per gestire al meglio i propri comportamenti.

In questo senso, le forme di intelligenza emotiva aiutano a vivere meglio. Vediamo perché.


L’emotività è irrazionale

E’ un dato di fatto che farsi trasportare dalle emozioni è un evento limitativo, perché ci fa perdere la razionalità delle nostre valutazioni. Dunque, è facile arrivare a una conclusione prima di avere valutato tutte le situazioni e aver appurato pro e contro.

Cos’è l’emotività? E’ la capacità di reagire di fronte a stimoli piacevoli o spiacevoli ed è determinata dalla somma di cinque sensazioni primarie:

  • felicità
  • tristezza
  • rabbia
  • paura
  • vergogna.

Sono questi stati emotivi, spesso in forte contrasto tra di loro, a determinare il nostro comportamento emotivo.

Ognuno di questi stati è declinato secondo intensità differenti, che ci fanno provare sensazioni che non riusciamo più a contenere e scatenano la reazione emotiva.

Qui entra in gioco l’intelligenza emotiva, che ci aiuta a incanalare queste sensazioni per evitare comportamenti irrazionali. L’intelligenza emotiva ci guida a:

  • riconoscere le nostre emozioni e quelle degli altri
  • motivarci con l’entusiasmo e l’autocontrollo
  • relazionarci nel modo migliore con gli altri


Riconoscere le nostre emozioni quando insorgono

Questo è il punto chiave, e vale anche per le emozioni altrui. Saper riconoscere l’insorgenza di emozioni capaci di turbarci e farci perdere la razionalità aumenta il nostro livello di consapevolezza nella gestione delle cose della vita. L’intelligenza è anche saper riconoscere le emozioni.

Maneggiare le proprie emozioni significa capire quando è giusto nasconderle o quando manifestarle, per gestire gli eventi positivi e negativi col giusto peso. Saper bilanciare le proprie reazioni e comportamenti è un’abilità che può essere appresa e sviluppata. Alla base c’è il concetto di automotivazione.

Anche l’automotivazione è una competenza soft, ma ormai sappiamo che nell’ambito delle intelligenze, tutto è una competenza soft. L’automotivazione ci spinge a superare quelle sensazioni, che sentiamo come negative, quando abbiamo di fronte ostacoli, problemi, disagi, difficoltà o imprevisti. In queste situazioni prendono facilmente piede la tristezza, la rabbia, la paura.

La paura genera rabbia, la rabbia genera odio, l’odio genera sofferenza e la sofferenza porta al lato oscuro

maestro Yoda

E’ l’insieme di tristezza, rabbia e paura a generare l’odio e, di conseguenza, la paura. Saper riconoscere e controllare questi stati d’animo ci rende più consapevoli e forti. Ma è la rabbia la più pericolosa tra le sensazioni, quella che superando in intensità le altre, ci rende irrazionali.

Ogni emozione negativa si manifesta, di solito, con una o più reazioni fisiologiche che sentiamo nel nostro corpo o vediamo nel comportamento altrui. Ci si accalda, di stringono i pugni, si prova stanchezza, torpore, si smette di sorridere, si suda. La felicità, al contrario, ravviva tutte le nostre sensazioni e ci rende attivi e pronti.


L’intelligenza e le emozioni

In conclusione, a cosa serve l’intelligenza emotiva e perché svilupparla?

Serve a prendere decisioni migliori. Infatti, le nostre decisioni non sono mai solo appannaggio della logica e della razionalità. C’è sempre un pizzico di emozione in tutto quello che facciamo. Ma non solo.

L’intelligenza emotiva serve a stare meglio. Infatti, ogni decisione presa con consapevolezza ci rende più forti. Quante volte proviamo ansia, sudiamo, ci sentiamo confusi, nell’attesa che qualcosa accada? Saper controllare queste emozioni fisiologiche significa essere più forti. Ma non solo.

L’intelligenza emotiva ci permette migliori relazioni sociali. Infatti, ci permette di capire le nostre sensazioni e riconoscerle negli altri, aumentando l’empatia e la nostra capacità di venire incontro all’altro. Ma non solo.

L’intelligenza emotiva ci aiuta a prendere decisioni difficili, a superare il blocco fisiologico che il nostro corpo ci impone quando ha paura o a procrastinare all’infinito una decisione.


il video

Vi lascio con l’introduzione all’audiolibro di Daniel Goleman sull’Intelligenza emotiva. Gli altri capitoli sono facilmente accessibili su Youtube.